Il mio viaggio al centro della terra

Il mio viaggio al centro della terra

Blog, immagini, guide e racconti non sono bastati a prepararmi a questo viaggio intenso e insolito.

Acqua, aria, fuoco e ghiaccio si contendono questa terra che si sta pian piano dividendo. L’Islanda è la parte emersa della dorsale Atlantica e il magma che fluisce continuamente nelle sue profondità marine e dalla bocca dei suoi vulcani allontana lentamente le zolle tettoniche del Nord America e dell’Europa.

Sono restata sbalordita dalla vastità dei suoi panorami e stregata dall’energia in cui mi sono trovata immersa: lingue glaciali e campi di lava coperti di muschio, valli verdissime traboccanti di cascate, iceberg luminescenti sospinti dal vento, odore di zolfo e di pesce, la luce infinita e grandiosa dei tramonti, l’aria pungente, lo splendore degli arcobaleni, la starna che attacca, le pecore che brucano pacifiche di fianco alla terra che fuma, un bagno rigenerante in una piscina geotermale o in un fiume caldo dopo aver percorso chilometri di strade sconnesse…

E’ difficile trovare le parole adatte per descrivere un luogo in cui gli elementi della natura modellano incessantemente il suolo, trasformandolo in qualcosa di straordinario.

E proprio in questo risiedevano la bravura e la capacità di un grande scrittore francese della seconda metà dell’Ottocento, Jules Verne, che con fantasia e incredibili capacità intuitive ci ha regalato racconti avvincenti e avventure meravigliose, accompagnate da descrizioni precise. Vero e proprio iniziatore del romanzo scientifico, ha scritto racconti ambientati  sotto i mari, sulla luna e nel cielo.

Attratto anche dai misteri delle grandi caverne sotterranee, ha inventato un racconto uscito inizialmente a puntate su una rivista per ragazzi: “Viaggio al centro della terra”. Il protagonista, un professore tedesco di nome Lidenbrock, e suo nipote Axel si imbattono in un antico documento in cui un alchimista islandese sosteneva che, scendendo in un cratere dell’Islanda, si potesse raggiungere il centro della terra:

“Discendi nel cratere dello Jokull di Snӕffels, che l’ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di luglio, viaggiatore ardito, e perverrai al centro della terra. La qual cosa io feci – Arne Saknussemm“.

Quel cratere è situato nella penisola di Snӕffelsnes, circondato da spiagge sabbiose, crepitanti campi di lava sulfurea e fiordi rigogliosi su cui domina la scintillante calotta glaciale della Snӕffelsjὃkull. Qui iniziarono le avventure del professore e di suo nipote, aiutati da una fedele guida islandese.

Jules Verne, con la sua forza immaginativa, descrisse cose che non aveva mai visto, ed è tuttora capace di far scendere i suoi lettori all’interno  del vulcano, insieme ai protagonisti del racconto.

Ho conosciuto questa atmosfera tetra e grandiosa scendendo per 35 metri  attraverso uno stretto cunicolo di granito, sperimentando il buio completo e il silenzio, rotto solo da un ritmico gocciolio. Non ho trovato scheletri di animali preistorici, fossili o funghi giganteschi, ma solo i resti di una volpe artica e un soffitto reso luccicante da un batterio.

Fortunatamente non sono restata intrappolata là sotto da enormi blocchi di lava come i coraggiosi protagonisti del romanzo, costretti a un lungo viaggio infernale prima di essere catapultati, tra lapilli e cenere, ai piedi del vulcano Stromboli.

Anche se sono rientrata in Italia comodamente seduta su un aereo, ho vissuto con loro l’incredibile trama di questo racconto.

E non consiste anche in questo il fascino di un buon libro?

Annarita da Bellonio

"Tutto ciò che puoi immaginare è reale" Pablo Picasso

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