Un docu-film "Graffiato" sul Bloom

Un docu-film “Graffiato” sul Bloom

E’ un work in progress nella sua fase iniziale. Cosa vi farà parte e cosa no è presto per dirlo.

Finora sono stati effettuati due set di riprese, prediligendo le testimonianze di chi lo ha inventato e di chi lo sta portando avanti. Ma non mancano le prime testimonianze di persone esterne e alcune “delucidazioni” di artisti che vi hanno fatto tappa (l’ultima raccolta è quella di Angela Baraldi, una cantante che iniziò la sua carriera incitata da Lucio Dalla). L’idea di questo docu-film è da attribuirsi a Filippo D’Angelo e a Ezio Riboni, registi che amano osservare la realtà da una prospettiva interna alle cose. Quando sono arrivati al Bloom, sono stati colpiti principalmente da due fatti:

-la vicinanza e la pacifica convivenza tra la bocciofila frequentata per lo più da anziani e il rock-club, che secondo il “sentir comune” dovrebbe essere un luogo d’aggregazione per giovani. Ma Bloom non è solo un rock-club: è fuorviante e riduttivo etichettarlo così.

-la strada che porta al Bloom segnalata da cartelli  stradali. Un’anomalia perché essei generalmente vengono utilizzati per indicare la sede del municipio, il comando dei carabinieri, la biblioteca, etc.

Bloom allora è qualcosa da considerare come socialmente utile? Sicuramente. Ecco il punto focale della questione. Che i due filmaker hanno colto al volo. E’ loro intenzione puntare sul contesto “glocal” di questa esperienza. Sono già state programmate riprese da effettuarsi all’esterno del Bloom con la precisa intenzione di mettere a fuoco la storia e i mutamenti del paese che ha dato spazio al Bloom. Perché è stato significativo e a un passo dall’incredibile, il “mischiarsi” di Frank Lisciandro, fotografo ufficiale dei Doors con la festa dell’Asparago, dei musicisti della Jimi Hendrix Experience con la struttura rinnovata di Palazzo Archinti, dell’arrivo di cineasti e scrittori come Ugo Gregoretti, Silvio Soldini, Guido Chiesa, Gad Lerner, Alessandro Robecchi, Fernanda Pivano con le vetrine di alcune botteghe artigianali che resistono. E tutto ciò, strano ma vero, suona un po’ come un’oasi nel deserto. Che deve fare i conti sia con il passato che con il futuro. Per capire il presente. Quindi “visionare” il Bloom sarà l’occasione per creare immagini in movimento di labirinti tra la natura e di locandine di rassegne cinematografiche, di scaffali della biblioteca (qui si tenne una mostra dedicata a Tom Waits, e che lo stesso artista, da Los Angeles, tenne a ringraziare) e di camerini pieni di scritte, di una gestione complessiva e di un andirivieni intergenerazionale, con diverse anime e punti di vista. Una ricchezza.  Due parole allora sui due registi: Filippo D’Angelo oltre ad essere pittore, ha realizzato documentari sulla realtà degli oratori in provincia, locali rock milanesi, lo scorrere della vita in Val Brembana e su Renato Carosone. Ezio Riboni che è anche fotografo, si è sempre adoperato tra videoclip e documentari di vario genere e ha realizzato audiovisivi per la Caritas, la Cgil, la Coop, l’Università Svizzera Italiana e collabora stabilmente con l’associazione Filmstudio 90. Insomma, quando il cinema è più una questione di sguardi che un’unica trama.

di Massimo Pirotta

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