Verso il "Papa dei poveri"

Verso il “Papa dei poveri”

Non è una scampagnata primaverile quella che spinge i giovani della nostra Comunità Pastorale ad inforcare le biciclette alla volta del Parco di Monza il mattino del 25 marzo. Si tratta bensì dell’evento sulla bocca di tutti i brianzoli che ospitano fieri Papa Francesco, atteso con trepidazione da un milione di fedeli per la Messa delle 15. Un’attesa che dà modo di fantasticare mentre si pedala, mentre si cammina, mentre ci si fa spazio in quella folla enorme. Francesco ha fatto molto parlare di sé in questi anni: in tutto il mondo è conosciuto come il “Papa Pop” sulla copertina di Rolling Stone, il più vicino ai problemi delle persone, il più umile ma anche tagliente nei suoi messaggi alla società, “giovane”, nonostante i suoi ottant’ anni, e che piace ai giovani, perché mette in pratica la vita cristiana come nessun Papa aveva mai fatto. Basta accomodarsi sul prato per confermare tutte le voci. È un’atmosfera assurda quella che si è creata attorno al palco da un milione e duecentomila euro: un vero e proprio concerto rock, con ragazzi sdraiati sugli asciugamani, che inneggiano cori da stadio, che sventolano sciarpe gialle e blu al mega-selfie dallo stage, dove Radio Italia ha organizzato un intrattenimento live con ospiti alcuni dei cantanti di Sanremo tra cui Lele, Debora Iurato e Giovanni Caccamo. Celebrità che sono solo comparse per alleggerire l’attesa della vera star.

I fans si salutano senza essersi mai visti, perché uno stesso fuoco li unisce come fratelli. Vengono da tutta Italia e le strade bloccate non li spaventano: chi con il pullman, chi con la bicicletta, chi si è fatto quaranta chilometri a piedi partendo da Bergamo. Si ammassano contro le ringhiere all’arrivo della Papamobile per immortalare con smartphone e tablet un Francesco visibilmente affaticato, di ritorno dal pranzo al carcere di San Vittore. Mentre percorre i corridoi, l’orchestra suona un’eccessivamente lunga sinfonia trionfale, quasi disneyana, che accompagna la processione fin sopra il palco. Mezzago si riempie di orgoglio vedendo proprio su quel palco un compaesano che partecipa al coro, don Andrea, seduto comodamente insieme agli altri preti che concelebrano la funzione, ed il seminarista Francesco, che ospitiamo nella nostra Comunità, leggere la prima lettura.

L’omelia riaccende gli animi dei fedeli e quello del Santo Padre, ora più che mai, nelle sue parole, lo ritroviamo “Papa dei poveri”. Parla di come, mentre c’è sofferenza, povertà, futuro incerto per i giovani, tutto nel nostro mondo si riduca a cifre e speculazione. Parla di come ci si senta impotenti di fronte alle sfide che la vita ci pone e di come poterle affrontarle quando si è smarriti: ricordandosi che il nostro passato ci insegna che le fratture non sono il giusto modo per risolvere i conflitti; accogliere senza paura chi ha bisogno d’aiuto; non chiudersi nella proprie difficoltà ma essere disposti ad aprirsi agli altri. Un milione di persone, dopo il suo discorso, si ritrovano ora in un mistico silenzio. Difficile pensare ad altro mentre ci si fa spazio in quella folla enorme, mentre si cammina, mentre si pedala. Ai giovani della Comunità che sono tornati a casa quella sera rimangono le insicurezze, ma le risposte sono molte di più.

Jessica Barelli

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