Che la vita ti sia finalmente lieve

Che la vita ti sia finalmente lieve

Che la vita ti sia finalmente lieve Becaye ora che nell’immensità del firmamento non ci saranno più mari da attraversare, impronte da rilasciare, permessi da ottenere.

La vita ti aveva chiesto molto, ma avevi dalla tua la forza della gioventù, dei sogni, la consapevolezza del diritto ad una vita dignitosa e poi… è bastato un attimo perché tutto finisse.

Ora una madre piange un figlio la cui voce più non sentirà, più non sentirà la tenerezza dei suoi abbracci. I compagni piangono un amico con cui avevano condiviso paure e speranze.

E a noi, che giorno dopo giorno diventiamo sempre un po’ più egoisti, che sempre più ragioniamo con la pancia anziché con la testa e il cuore, perché in fondo è più semplice e le nostre pseudo certezze non vengono messe in discussione.
Per tutti noi, che la tua tragica morte scuota dal torpore le nostre menti e comprendano che dietro a quei numeri che giorno dopo giorno sentiamo ripetere come una triste litania, non c’è un’invasione ma ci sono donne, uomini, bambini, giovani in carne e ossa proprio come lo eri tu.

In fondo se fossimo onesti con noi stessi dovremmo ammettere che quello che ci fa paura non sono gli immigrati in generale, sono gli immigrati poveri, perché un africano ricco non si porta addosso la frontiera come un africano povero, ma questo tu l’avevi già capito.

Quelli che sono morti non sono andati via, recitano i versi del poeta, è proprio così Becaye, sarai sempre con noi.

Quelli che sono morti non sono andati via:
essi sono qui in un’ombra condensati.
I morti non sono sottoterra:
essi sono nell’albero che stormisce,
nel bosco che geme,
essi sono nell’acqua che corre,
essi sono nella capanna, essi sono nella folla,
i morti non sono morti.
Quelli che sono morti non sono andati via,
essi sono nel cuore della donna,
essi sono nel bambino che vagisce
e nel tizzone che brucia.
I morti non sono sottoterra;
essi sono nel fuoco che muore,
essi sono nelle erbe che strillano,
essi sono nelle rocce che gemono,
essi sono nelle foreste, sono nella casa,
i morti non sono morti.
(Birago Diop, poeta senegalese)

Mariangela
Giorgio Monti

“Una finestra aperta sulla nostra comunità”

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