Stefano Signo Iron Man Lanzarote

Stefano Signo: Iron Man Lanzarote

“Cabin crew prepare for landing” Con queste parole apro gli occhi, guardo fuori dal finestrino e riconosco Puerto del Carmen.
E’ già passato un anno? E’ appena passato un anno? Non capisco se è passata una vita o poco più di un mese dall’ultima volta che son stato qui.
Appena metto la testa fuori dall’aereo, un vento fortissimo mi assale e mi viene in mente una frase promozionale dell’evento dell’anno scorso: Se cerchi la gara facile, meglio non venire, qui non ci sono strade veloci, solo natura selvaggia. Se ti dà fastidio il vento o salite impossibili.. non venire, questa non è Lanzarote!
Con l’aiuto di mio fratello ritiriamo bagagli, bici e via a Nord dell’isola al famoso Club La Santa a ritirare il pettorale.
All’ingresso del villagio un grosso cartellone con la frase del vincitore della passata edizione Jesse Thomas e finalista di diverse finali a Kona alle Hawaii ” EL IRONMAN MAS DURO DEL MUNDO”
Qui incontro dopo un anno il mio amico Leonardo, il quale mi ha convinto ad iscrivermi e disputare la gara lo scorso anno, e se non bastasse mi ha “traviato” anche quest’anno.
3.8 km in un oceano cristallino ma gelido, 180km di bici con un vento con raffiche oltre i 45km/h, dislivello di oltre 2600m in un paesaggio mozzafiato, per concludere con 42 km di corsa sul lungo mare vicino all’aereoporto con gli aerei che ti atterrano a una ventina di metri dalla testa, con tanti saliscendi, vento e tanto tanto caldo.
Ma nonostante ciò, come dice Leo, quest’isola ha qualcosa di magico, ti rapisce completamente e ti succhia tutte le energie fino ad esserne stremato, per poi svegliarti il giorno successivo più carico di prima!
Quest’anno mi sento meno pronto, qualche infortunio che ha limitato la corsa e il meteo non clemente che ha ridotto le uscite in bici.
Mentre mio fratello fa l’abbronzatissimo in spiaggia provo la bici per vedere che sia tutto a posto e andiamo a vedere il percorso Run che è stato modificato rispetto allo scorso anno. Si parte dal Puerto del Carmen, si sorpassa l’aereoporto si arriva fino ad Arrecife 15km poi giro di boa per tornare a Puerto del Carmen. Completati i 30 km si fa un altro loop da 12 km per poi arrivare finalmente alla fatidica Finish Line! Il vento è laterale e molto forte, e la pedonale/ciclabile per arrivare ad Arrecife è infinita!!!
Il pomeriggio del venerdi è dedicato al Bike check-in: i commissari controllano che sia tutto a posto, si posiziona la bici sulla rastrelliera e…. ciao bici ci vediamo domani.
Da questo momento in poi sale, come sempre ad ogni gara, un mix di sollievo di aver lasciato la bici, ad un ansia crescente per il countdown verso la gara.
La notte prima della gara si dorme poco e male! Sveglia ore 3.30 colazione, e poi si va, al buio, in zona cambio a controllare le ultime cose.
La playa è piena di gente, ma oramai è da un pò che sono isolato nel caldo della mia muta, immerso nei miei pensieri ed emozioni.
7.00 E’ giunta l’ora, un abbraccio a mio fratello e poi la sirena fa tuffare i 2000 atleti in acqua.
A parte le botte della partenza, il nuoto fila via liscio, mi godo il fondale, i pesci e il sole che si alza in lontananza.
Via la muta, metto casco, pettorale, scarpette e via a prendere la bici. Mi sento bene, continuo a mangiare e bere (barrette e sali minerali) perdendomi nel paesaggio lunare che mi circonda, il parco del Timanfaya la spiaggia dei surfisti, la gente che nei vari paesini che attraversiamo fa un tifo smisurato e….. il vento che ci continua a prendere a “sberle”… meno male che le previsioni dicevano poco vento!
Circa a metà percorso, intorno al centesimo chilometro, dopo una salita interminabile mi godo il panorama di Mirador del Rio, cercatelo su google, è da togliere il fiato!
Come ogni salita, arriva anche il momento della discesa e giù a quasi 80 km/h con sole a picco e vento afoso che si fanno sentire, aprendo la cerniera posteriore del mio body per farmi “respirare”.
Dopo più di 6 ore mi ritrovo a Puerto del Carmen. Lascio la bici e tiro un respiro di sollievo dato che la frazione bike, è la più dura, la più lunga, ma anche quella che può portare guai meccanici, forature… Tolgo il casco e le scarpe da bici e mi infilo le scarpe da corsa. La frazione run è la mia frazione, quella in cui dovrei essere più portato, ma i guai ai quadricipiti che mi hanno costretto anche al mio primo ritiro assoluto quest’anno alla maratona di Milano, non mi fanno stare tranquillo.
Appena uscito dalla transition zone mi dico che devo finirla, non importa il tempo, vai piano ma finiscila. Incontro mio fratello, bordeaux dal tanto sole, che mi incita.
Mi godo il lungomare ma all’ottavo chilometro arriva un dolorino al quadricipite destro, quel dolore che poi si trasforma in un blocco totale della gamba che non mi permette neanche di piegarla, e di conseguenza correre. Rallento, mancano 34km!
Dopo quasi 8 ore di gara, mi girerebbe parecchio ritirarmi, mamma mia che caldo, ma come faccio a finirla, ma chi me lo ha fatto fare, ecco adesso si blocca, pago pure per fare sta agonia…. La testa è in pappa! Corricchio fino al 15esimo ma poi cammino… non ho mai camminato durante una gara, i tempi si dilatano e ricominciare a correre diventa impossibile. Intorno al 24esimo chilometro, incontro mio fratello, preoccupato che non mi vedeva arrivare, cerca di incitarmi, mi dice che è finita (ne mancano 18, immaginate voi con che espressione colorita gli ho risposto), mi fa sentire i messaggi vocali da casa che mi incitano “dai papà non mollare”.
Corricchiando e camminando arrivo a pochi chilometri dall’arrivo, con mio fratello rosso paonazzo dal sole e il contapassi che a fine giornata gli segnerà 22 chilometri, che non mi ha mai abbandonato… Riprendo a correre, al mio passo, il che mi fa pensare che forse è stato solo un blocco mentale.
La gente legge il mio nome sul pettorale e mi incita, well done, animo, vamos, vedono il bracciale giallo, che consegnano al termine del primo giro e segnala che l’atleta sta percorrendo gli ultimi chilometri ed è diretto al traguardo.
La volontaria indica che posso accedere alla finish-line, che fino a tre ore fa mi sembrava un irraggiungibile. saluto mio fratello, stacco il ciuccio di Ricky dal porta-pettorale, lo infilo in bocca, groppo in gola, piango, corro gli ultimi metri con gli occhi chiusi, braccia aperte quasi a sentire il calore della gente, musica a palla e dal megafono sento per le parole STEFANO SIGNO YOU ARE AN IRONMAN! (mi trema la mano solamente a scriverlo.Taglio il traguardo del mio quarto Ironman Full distance in un mix di lacrime, euforia, crampi, nausea. Senza dubbio la mia gara più dura. Mai più!
Poco dopo arriva anche Leo! Ora si che si può far festa! Mentre andiamo a cena vediamo la gente ancora impegnata a concludere la gara, il tempo limite è la mezzanotte, ma nonostante il buio tante persone ancora a fare il tifo e gli atleti concentrati sul proprio obbiettivo. Purtroppo la classifica dirà che i ritirati saranno circa 500.
Infilarsi quella medaglia al collo non significa diventare un supereroe. E’ una sorta di autorigraziamento a se stessi per tutti i sacrifici fatti, le sveglie alle 4 di mattina per andare in bici, il buio, il freddo, neve, pioggia, correre in pausa pranzo a -10°C o a 40°C gli oltre 4km in piscina la mattina, due volte la settimana.
Non si molla per tutto questo non per la gara in se stessa.
Lance Armstrong, proprio quel Lance che ricordate dopato, dei 7 tour cancellati, appena sconfitto il cancro e salito di nuovo in sella ha detto:
“Il dolore è temporaneo. Può durare un minuto o un’ora, o un giorno o un anno, ma alla fine diminuirà e qualcos’altro prenderà il suo posto. Arrendersi, però, dura per sempre”. Beh lo sport e in particolare il triathlon mi ha insegnato questo.
Qualche giorno dopo mi arriva la mail che le iscrizioni per Lanzarote 2018 sono aperte… The island is calling…. ma questa è un altra storia.

Stefano Signo

“Il giornalismo con la partecipazione attiva dei lettori” La Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *