Finisce la scuola, arrivano i voti!

Finisce la scuola, arrivano i voti!

E’ noto, lo sappiamo tutti: i voti, a scuola, servono per valutare.

Forse quello che risulta meno ovvio è il senso che si dà alle valutazioni scolastiche, e questo, a mio parere, è strettamente collegato al motivo per cui si studia, per cui si va a scuola.

Ma andiamo con ordine.

I voti di scuola coinvolgono necessariamente gli insegnanti, gli alunni e i genitori degli alunni. Ognuno di questi attori deve fare bene la sua parte, perché arrivi il messaggio corretto.

Gli insegnanti, i maestri, utilizzano i voti per valutare gli apprendimenti ed il comportamento di ciascun alunno, ma anche come strumento motivante cioè per incoraggiare gli studenti a continuare in un determinato modo, nell’impegno, nel rispetto e nella collaborazione. Gli insegnanti, quindi, vivono i voti scolastici come uno strumento del loro lavoro sostenuti da un’idea di scuola anche un po’ antica che li vede detentori di un sapere da trasmettere agli alunni. Oggi che la scuola sta continuando a rinnovarsi, abbracciando sempre di più l’idea che gli insegnanti non devono solo insegnare ma anche educare, i voti iniziano a diventare sempre più stretti.

Dall’altra parte ci sono i bambini ed i ragazzi che tendono ad avere un vissuto dei voti a scuola diverso a seconda di cosa pensano di se stessi e delle loro capacità. Se gli studenti hanno una buona idea della propria intelligenza, il voto non minaccia l’idea che hanno di loro stessi e quindi anche la loro autostima, ma riflette, semplicemente, il risultato del proprio impegno in una o nell’altra materia. In questo senso i voti diventano elemento motivazionale, cioè un obiettivo da raggiungere.

Altrimenti il voto è pesante, giudicante ed assoluto e mette a repentaglio l’equilibrio dell’allievo.

Ed è a questo punto che l’intervento dei genitori diventa fondamentale per aiutare i figli a crescere nell’autonomia certamente, ma credendo nelle proprie capacità, perché l’identità di un bambino, di un ragazzo, maturi nella complessità di tutti i suoi aspetti.

Diversi sono gli inciampi in cui incappano le famiglie.

I genitori che vivono i voti a scuola come una questione personale danno eccessiva importanza ai voti e finiscono per comportarsi in modi poco educativi. La pretesa di un voto sempre più alto nasconde un’aspettativa di perfezione, come se fosse intollerabile per il genitore vedere che il figlio non sia arrivato tra i migliori; occorre fare attenzione perché avere sui figli questo tipo di aspettativa significa condannarli a sicura frustrazione e insicurezza perché è impossibile essere sempre all’altezza delle situazioni e le sconfitte fanno parte di un sano rapporto con lo studio e con la vita.

I genitori che danno troppa importanza ai voti a volte sgridano o puniscono i figli perché hanno portato a casa brutti voti, nella maggior parte dei casi castighi e punizioni ottengono l’effetto contrario, rendendo i figli più insicuri e demotivati. I bambini finiscono per pensare che studiare serve solamente ad evitare i rimproveri

Anche i genitori che lodano eccessivamente i bei voti dei figli e se ne compiacciono rischiano di sbagliare, cioè passano il messaggio che i voti a scuola sono una cosa che serve per far contenti mamma e papà.

Alcune famiglie contestano i voti in maniera insistente ed eccessiva, questo cela una mancanza di rispetto per il lavoro dell’insegnante. Non è il genitore che decide i voti del figlio ma l’insegnante!

Avere un atteggiamento equilibrato come genitori significa, invece, essere consapevoli che i voti dati dagli insegnanti sono una questione che riguarda i bambini e non i genitori. Il ruolo di mamma e papà è piuttosto aiutare i figli a interpretare il voto come l’intento dell’insegnante di valutare il loro lavoro, aiutandoli ad analizzare le cause di successi e insuccessi, rendendoli uno strumento di motivazione personale.

E quindi torniamo al punto di partenza, cioè al perché si studia.

Se l’obiettivo è un bell’otto, allora puoi benissimo imparare tutto a memoria e scordartelo il giorno dopo; lo studio allora diventa sempre più superficiale e nozionistico: date, fatti, numeri privi di significato.

Se si prova a spostare l’obbiettivo, si può decidere che l’importanza dello studio e del sapere è alla base di tutto: studiare è una conoscenza che aiuta nel socializzare, aiuta a svolgere al meglio gli impegni quotidiani, ad aprire la mente. Il fine dello studio è quello di non far abbattere la nostra mente, di scoprire e di capire quello che ci sta attorno, e di conoscere noi stessi e le nostre idee. Quindi studiare non è solo importante per il nostro bagaglio culturale ma anche per la nostra salute del cervello.

Insomma, per concludere vorrei citare Confucio: Studiare senza riflettere è inutile. Riflettere senza studiare è pericoloso.”

Francesca Cicogna

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